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Proposta della Bolivia per il Summit ONU sullo Sviluppo RIO+20

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Proposta dello Stato Plurinazionale della Bolivia per la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Disponibile RIO+20

Diritti della Natura - Le proposte realizzate dallo Stato Plurinazionale della Bolivia raccolgono e si basano sui progressi della Carta Mondiale della Natura (1982), la Dichiarazione di Rio (1992), la Carta della Terra (2000), Agenda 21, e la Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra (2010). I.    UN COMPROMESSO APPROFONDITO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE NEL SECOLO XXI

1.    In questo secolo le due sfide centrali dello sviluppo sostenibile sono: da un lato superare la povertà e le tremende disuguaglianze e dall’altro lato ristabilire l’equilibrio del sistema Terra. Entrambi gli obiettivi sono intrinsecamente collegati e non si possono raggiungere l’uno indipendentemente dall’altro.

 

2.    E’ fondamentale riconoscere ed affermare che lo sviluppo infinito in un pianeta finito è insostenibile. La crescita ha dei limiti; non si può pretendere una crescita illimitata e non tenere conto dei limiti ecologici dati dall’abitare un pianeta finito.  Questo limite è la capacità rigenerativa degli ecosistemi della Terra. Quando la crescita comincia a rompere questo equilibrio, come sta succedendo con il riscaldamento globale, non si può più parlare di sviluppo ma di deterioramento e distruzione della nostra casa. Un certo grado di crescita e industrializzazione sono necessari per soddisfare le necessità essenziali e garantire i diritti umani; ma questo livello di “sviluppo necessario” non può propendere verso una crescita illimitata e indiscriminata bensì verso l’equilibrio tra esseri umani e tra questi e la natura,

3.    Si devono garantire e permettere il funzionamento naturale dei cicli del sistema terra che produce e riproduce la vita sul pianeta, con un focus integrale e non solo da una prospettiva quantitativa. Il processo di sviluppo deve avvenire nell’ambito del quadro di questi cicli  rigenerativi del sistema terra.

4.    E’ sbagliato pretendere che esista una via di crescita economia permanente svincolata e disaccoppiata dal deterioramento ambientale attraverso l’uso crescente delle tecnologie e dei meccanismi innovativi di mercato. I progressi scientifici, in certe circostanze, possono contribuire a risolvere determinati problemi relativi allo sviluppo ma in nessun modo si può ovviare ai limiti naturali del Sistema Terra nel quale viviamo.

5.    Lo sviluppo sostenibile deve sradicare la povertà per vivere bene e non ampliare la frattura tra ricchi che vivono a spese della povertà di tutti gli altri, che è di volta in volta maggiore.

6.    Per superare la povertà ed arrivare ad una distribuzione equa del benessere le principali risorse e imprese di un paese devono essere di dominio pubblico e della società. Solo una società che controlla le sue principali fonti di ingresso può aspirare ad una distribuzione giusta dei benefici per eliminare la povertà.

7.    I paesi cosiddetti sviluppati devono ridurre i livelli di consumo per ristabilire l’armonia tra gli esseri umani e la natura, e così permettere lo sviluppo sostenibile dei paesi in via di sviluppo. Allo stesso modo, si devono trovare soluzioni all’infraconsumo tanto nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, quanto all’interno di ogni paese.

8.    I paesi in via di sviluppo devono realizzare il loro diritto allo sviluppo, un lavoro ancora  incompiuto, ma devono continuare ad essere padroni e paradigmi distinti dai paesi sviluppati, per sradicare la povertà, soddisfare le necessità fondamentali della popolazione e ristabilire l’armonia con la natura. Non è sostenibile né vitale che tutti i paesi seguano il sistema di crescita dei paesi sviluppati senza provocare un collasso del nostro sistema terra.  L’impronta ecologica dei paesi sviluppati è tra 3 e 5 volte più grande della media dell’impronta ecologica che il sistema terra è capace di sopportare senza danneggiare la capacità rigenerativa dei suoi ecosistemi.

9.    Lo sviluppo sostenibile si può raggiungere solo da una prospettiva globale. Lo sviluppo sostenibile non si può circoscrivere solo a livello nazionale. Il benessere in un paese è sostenibile solo se oltre a non provocare danni al di là delle sue frontiere e delle altre parti del pianeta, contribuisce al benessere di tutto il Sistema Terra. I paesi cosiddetti sviluppati sono ancora lontani dall’essere paesi che hanno raggiunto uno sviluppo sostenibile.

10.    Lo sviluppo sostenibile deve assicurare l’equilibrio tra i suoi tre pilastri: sociale, economico e ambientale, che sono inter-relazionati tra di loro, preservando il principio fondamentale delle responsabilità comuni ma differenziate.


II.    LE NUOVE SFIDE EMERGENTI: RESTAURARE L'EQUILIBRIO DEL SISTEMA TERRA.

11.    Le sfide emergenti del XXI secolo sono prodotto dell'esagerata ambizione e accumulazione della ricchezza concentrata in pochi settori, l'esacerbazione, simultaneità e combinazione di diverse contraddizioni che erano presenti nel secolo scorso. La crisi alimentare, energetica, ecologica, climatica, finanziaria, dell’acqua e istituzionale, tra altre, ha raggiunto livelli cronici ricorrenti, di mutua retroalimentazione e in alcuni casi di punti di non ritorno.

12.    La Terra è un sistema vivo ed è fonte di vita. È una comunità indivisibile, interdipendente e interrelazionata di esseri umani, natura, atmosfera, idrosfera e geosfera. Il sistema della trra ha leggi intrinseche che regolano il suo funzionamento, articolando il fisico, il chimico, il biologico e l’ecologico per rendere possibile la vita. Attraverso l’ espressione della Madre terra si realizza questa relazione di riconoscimento delle leggi della natura, di appartenenza a questo sistema e di rispetto per il nostro pianeta.

13.    L'attività umana sta alterando in forme mai viste la dinamica ed il funzionamento del Sistema Terra. Il sistema capitalista è la causa principale del disequlibrio visto che antepone le regole del mercato e dell’accumulazione del profitto alle legge della natura. La natura non è una semplice somma di elementi, non è una semplice fonte di risorse che si possono sfruttare, modificare, alterare, privatizzare, mercificare e trasformare senza nessuna conseguenza. La natura comprende anche le funzioni e le interazioni dei suoi cicli vitali. Viviamo una crisi ecologica che se fosse più profonda minaccerebbe l'esistenza degli esseri umani e della loro vita.
14.    Gli esseri umani e la natura costituiscono il centro delle preoccupazioni relazionate allo sviluppo sostenibile. È fondamentale superare la visione antropocentrica.

Fino ad oggi, nessuna specie, a eccezione dell’ uomo, è riuscita a modificare cosi sostanzialmente, in poco tempo, le caratteristiche proprie del pianeta. È imprescindibile restaurare e garantire l'esistenza, integrità, interrelazione, interazione e rigenerazione di tutti i componenti e del congiunto del Sistema Terra per potere raggiungere uno sviluppo sostenibile capace di far fronte alle multiple crisi che oggi fanno soffrire l'umanità ed il pianeta.

III. GLI STRUMENTI PER SUPERARE LE FRATTURE CHE PERSISTONO PER RAGGIUNGERE UNO SVILUPPO SOSTENIBILE


15     Per restaurare l'armonia con la natura è necessario riconoscere e rispettare le leggi intrinseche della natura e i suoi cicli vitali. Non soltanto gli esseri umani “hanno diritto a una vita salutare” ma anche gli altri componenti e specie del sistema che chiamiamo natura, in cui tutte le specie sono interdipendenti, e che è la base del sostento di tutte le specie, incluse le società umane. A un sistema interdipendente e interrelazionato come il pianeta terra, non è possibile riconoscere diritti soltanto alla parte umana di esso senza colpire il suo congiunto. Allo stesso modo in cui gli esseri umani hanno diritti, anche la Madre terra ha il diritto di esistere, diritto dei suoi cicli vitali, diritto a rigenerarsi, diritto a non essere alterata nella sua struttura, e diritto a relazionarsi con le altre parti del Sistema Terra. Per ristabilire l'equilibrio con la natura è necessario stabilire chiaramente le obbligazioni degli esseri umani con la natura e riconoscere che la natura ha diritti che devono essere rispettati, promossi e difesi.

16    Dobbiamo porre fine al consumismo, allo spreco, mentre nella parte più povera del pianeta muoiono di fame milioni di esseri umani, nella parte più ricca si spendono milioni di dollari per combattere l'obesità. I paesi chiamati sviluppati devono cambiare i modelli di consumo, produzione e di rifiuti insostenibili, attraverso politiche pubbliche, regolazioni, la partecipazione cosciente e attiva della società, e la promozione di un'etica che valuti l'essere umano per quello che è e non per quello che ha.

17    Si deve garantire il diritto umano all'acqua, all'educazione, alla salute; la comunicazione, il trasporto, l'energia e il risanamento. La fornitura di questi servizi deve essere essenzialmente pubblica in base ad una gestione sociale efficiente, e non di negozio privato, cui principale obiettivo sia il bene comune e non il profitto privato, per cosi garantire che questi servizi arrivino ai settori più poveri ed emarginati in una maniera equilibrata e equitativa.

18    Gli Stati devono assicurare il diritto all'alimentazione alla propria popolazione attraverso la sovranità alimentaria garantendo a) l'attività agricola di contadini, popoli indigeni e piccoli agricoltori nella produzione di alimenti; b) l'accesso alle terre, acqua, semi, crediti ed altro per i produttori familiari e comunitari, c)lo sviluppo di imprese sociali e pubbliche di produzione, distribuzione e commercializzazione di alimenti che evitino l'accaparramento e contribuiscano alla stabilità dei prezzi degli alimenti nel mercato intero frenando le pratiche speculative e la distruzione della produzione locale; d) il diritto ad alimenti sani, innocui, variati e nutritivi; f) consumare il necessario e rendere prioritario il consumo di quello che produciamo localmente; g) pratiche che contribuiscano a ristabilire l'armonia con la natura evitando una maggiore desertificazione, deforestazione e distruzione della diversità biologica: h) promozione dell'uso di semi indigeni e delle conoscenze tradizionali. La produzione e la commercializzazione di alimenti deve essere socialmente regolata e non può essere affidata alle forze del libero mercato.

19    Senza acqua non c'è vita. Non soltanto gli esseri umani e tutti gli esseri vivi hanno diritto all’ acqua ma anche l'acqua ha diritti. Tutti gli Stati e popoli del mondo devono lavorare in modo coordinato e solidale per evitare che la perdita di manto vegetale, il disboscamento delle foreste, l’inquinamento dell'atmosfera e l'inquinamento i generale continuino colpendo il ciclo idrogeologico generando desertificazione, mancanza di alimenti, cambiamenti di temperatura, incremento del livello degli oceani, migrazioni, pioggia acida, e alterazione fisico-chimiche che potrebbero provocare la perdita della diversità genetica e delle specie danneggiando la salute degli ecosistemi.

20    I boschi sono una parte fondamentale per l'equilibrio e l’integrità del pianeta Terra, e sono un elemento chiave per il buon funzionamento degli ecosistemi e di un sistema più grande del quale tutti facciamo parte. Per tanto non possiamo considerare i boschi come semplici fornitori di beni e servizi per gli esseri umani. La protezione, preservazione e recupero dei boschi e della selva è fondamentale per ristabilire l'equilibrio della nostra Terra. Le piantagioni, promosse come semplici sequestratori di carbonio e fornitori di servizi ambientali. I boschi nativi e la selva sono essenziali per il ciclo dell'acqua, l'atmosfera, la biodiversità, la protezione dalle inondazioni, la preservazione degli ecosistemi, sono i luoghi di popoli e comunità indigene. La preservazione dei boschi ha bisogno di piani di gestione integrale e partecipativa che devono essere finanziati da fondi pubblici dei paesi chiamati sviluppati o imposte specifiche per i settori di maggiore consumo.

21    È fondamentale garantire una riduzione effettiva e reale dei gas serra, i paesi sviluppati hanno impegni e una responsabilità storica nei confronti del cambiamento climatico. La temperatura globale deve essere stabilizzata questo secolo ad 1°C. Dovemmo rafforzare il Protocollo di Kyoto,  con l'emendamento del secondo periodo di impegno da parte dei paesi sviluppati, invece di rimpiazzarlo con un accordo più flessibile e volontario. È necessario cancellare i meccanismi di mercato del carbonio e i cosiddetti offsets affinché le riduzioni siano domestiche e reali nei paesi che hanno suddette obbligazioni. Sudafrica non deve essere un altro Cancun e posticipare di nuovo il tema centrale della riduzione sostanziale di emissioni di gas serra.      

22    Tutte le forme di violenza e discriminazione contra la donna sono incompatibili con lo sviluppo sostenibile. La violenza che si esercita sui territori occupati militarmente, la violenza domestica e sessuale, la discriminazione sul lavoro dentro le sfere pubbliche sono problemi che dovremmo superare. Dobbiamo vincolare il tema del ruolo economico della donna alla protezione della natura.

23    La piena applicazione della Dichiarazione delle Nazione Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni è essenziale per arrivare ad uno Sviluppo Sostenibile.

24    Nel quadro delle responsabilità comuni ma differenziate stabilite nella Dichiarazione di Rio del 1992, i paesi chiamati sviluppati devono assumersi la responsabilità del pagamento del debito ecologico storico per avere causato ad un livello maggiore, il deterioramento del Sistema terra e avere accentuato il sottosviluppo del mondo. Il pagamento di questo debito ecologico a favore dei paesi in via di sviluppo e dei settori più colpiti delle relative popolazioni deve compiersi ripagando nel maggior modo possibile tutti i danni  ecologici provocati. I paesi sviluppati devono assegnare risorse finanziarie dai propri fondi pubblici e realizzare il trasferimento effettivo di tecnologia sociale, ecologicamente appropriata ,che sia richiesta spontaneamente dai paesi sviluppati.

25 Devono ridursi le ingenti risorse che i paesi sviluppati destinano ai preventivi di difesa, sicurezza e guerra. Queste risorse devono essere destinate per affrontare gli effetti del cambiamento, E' inammissibile che mentre oggi si spendono 1.500 miliardi di dollari di fondi pubblici per questi preventivi, si pretenda di utilizzare solamente 100 miliardi di dollari per il cambiamento climatico provenienti da fonti private, di mercato e pubbliche.

26.    E' necessario stabilire una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali che permetta di creare un Fondo per lo Sviluppo Sostenibile, che finanzi le sfide di sviluppo sostenibile nei paesi in via di sviluppo. Questo meccanismo finanziario deve generare risorse nuove, stabili ed addizionali per i paesi in via di sviluppo. Una tassa dello 0,05% applicata a livello globale ha un potenziale di riscossione di 661.000 milioni di dollari all'anno (CEPAL)

27.    Questo meccanismo relativo alle transazioni finanziarie internazionali si costruirebbe in maniera volontaria e graduale con la partecipazione di quei paesi sviluppati e in via di sviluppo che vogliono parteciparvi.

28.    Questo meccanismo deve essere volontario e graduale. I paesi che sono d'accordo e si trovano in condizione di partecipare lo costruiranno nel breve periodo. La Bolivia non appoggia la creazione di meccanismi di mercato mondiali in materia di natura, biodiversità e servizi ecologici per il finanziamento del Fondo per lo Sviluppo Sostenibile, dato che a) La logica di mercato e la valutazione monetaria applicata ai servizi degli ecosistemi e la biodiversità genererà una maggiore disuguaglianza nella distribuzione di queste risorse essenziali per l'umanità e la Madre Terra. b) Lo stabilirsi di questi meccanismi di mercato e la valutazione monetaria affonderanno ulteriormente il disequilibrio con la natura dato che l' obiettivo degli stessi è quello di ottenere il maggiore guadagno possibile e non l'armonia con la natura. c) Colpirà il diritto sovrano dei nostri Stati e popoli generando un nuovo diritto proprietario sulle funzioni della natura che sarà in mano agli  investitori. Questi meccanismi sono incerti, volatili, e fonte di speculazione finanziaria dato che la maggior parte del denaro che smuovono rimane nelle mani degli attori intermediari. d) La logica del mercato di offerta e domanda è contraria alle leggi della natura, i suoi impatti sarebbero catastrofici per il pianeta terra e per la popolazione, specialmente per i paesi e le popolazioni più vulnerabili.

29.    Lo sviluppo sostenibile richiede una nuova architettura finanziaria internazionale che rimpiazzi la Banca Mondiale, il FMI ed il GEF con delle entità democratiche e trasparenti che appoggino senza condizionalità, rispettando le proprietà nazionali e l'indipendenza nazionale nell'applicazione di differenti strategie di sviluppo. Queste istituzioni devono avere una rappresentanza maggioritaria costituita da paesi in via di sviluppo e devono agire in base ai principi di solidarietà e cooperazione e non di mercificazione e privatizzazione.

30.    E' fondamentale costruire un Meccanismo di Trasferimento di Tecnologia effettivo che parta dalla domanda e dalle necessità dei paesi del Sud relativa a tecnologie sociali, culturali, ed ecologicamente appropriate. Questo meccanismo non deve essere uno 'show room' per la vendita di tecnologie dei paesi ricchi. Per promuovere lo scambio di conoscenze scientifiche e tecnologiche è indispensabile sopprimere le barriere dei diritti di proprietà intellettuale affinché esista un vero trasferimento di tecnologie, che rispetti la natura, dai paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo.

31.    La proprietà intellettuale su geni, microorganismi e altre forme di vita attenta la sovranità alimentare, la biodiversità, l'accesso alle cure e altri elementi essenziali per la sopravvivenza della popolazione con ingressi inferiori. Tutti i diritti di proprietà intellettuale sulle forme di vita devono essere derogati

32.    Il prodotto interno lordo non è un indicatore adeguato per misurare lo sviluppo ed  il benessere di una società. E' necessario costruire indicatori che misurino il degrado ambientale causato dall'attività economica per avanzare verso uno sviluppo sostenibile in armonia con la natura, integrando aspetti sociali ed ambientali che non ci portino né alla monetarizzazione né alla mercificazione della natura e delle sue funzioni.

33.    Il rispetto della sovranità degli Stati Nazionali è essenziale nella gestione e protezione della natura nel quadro della cooperazione con altri Stati.

34.    Non esistono soluzioni identiche per tutti i popoli. Gli esseri umani sono diversi. Siamo parte di popoli che hanno una propria identità, con una cultura particolare. Distruggere una cultura è attentare contro l'identità di un popolo. Il capitalismo vuole uniformare tutti come se fossero semplici consumatori. Non c'è stato né ci sarà un unico modello di vita per salvare il mondo. Viviamo ed agiamo in un mondo plurale, ed un mondo plurale deve rispettare la diversità, che è l'altro nome della vita. Il rispetto e la complementarità pacifica ed armonica delle diverse culture ed economie, senza che le une discriminino o sfruttino le altre, è essenziale per salvare il pianeta, l'umanità e la vita.

35.    La pace è essenziale per lo sviluppo sostenibile. Non c'è aggressione peggiore per l'umanità e la Madre Terra che la guerra e la violenza. La guerra distrugge la vita ed in particolare colpisce i più poveri ed i più indifesi. Niente e nessuno può escludersi da una guerra. Soffrono coloro che lottano e coloro che rimangono senza pane per alimentare la guerra. Le guerre sono il più grande spreco di vite e di risorse naturali.

36.    E' fondamentale stabilire un Tribunale Internazionale di Giustizia Ecologica e Climatica che giudichi e sanzioni le domande ed i delitti contro la natura che trascendono le frontiere nazionali, violano i diritti della Natura e colpiscono l'umanità.

37.    Per raggiungere uno sviluppo sostenibile è necessario promuovere associazioni pubbliche, associazioni pubblico-pubbliche tra attori statali di differenti paesi, associazioni pubblico-sociali con i differenti settori sociali ed associazioni pubblico-private.

38.    I problemi globali che colpiscono l'umanità e la natura richiedono l'esercizio di una democrazia mondiale attraverso lo sviluppo di meccanismi di consultazione e decisione come referendum, plebisciti e consultazioni popolari di carattere mondiale affinché l'insieme dei cittadini del mondo si pronunci.

39.    Lo sviluppo sostenibile è incompatibile con tutte le forme di imperialismo e neocolonialismo. E' fondamentale porre fine ai finanziamenti condizionati, agli interventi militari, ai colpi di stato e ai ricatti di differente indole per superare il neocolonialismo e l'imperialismo.

40.    La risposta collettiva mondiale di cui abbiamo bisogno per affrontare le crisi che attraversiamo richiede cambi strutturali. Dobbiamo cambiare il sistema, non il clima, né il sistema della Terra di equilibrio dei suoi cicli naturali. In mano al capitalismo tutto diventa merce: l'acqua, la terra, i genomi, le culture ancestrali, la  giustizia, l'etica, la vita. E' fondamentale sviluppare un sistema plurale, basato sulla cultura della vita e sull'armonia tra gli esseri umani e la natura. Un sistema che promuova lo sviluppo sostenibile nel quadro della solidarietà, complementarità, equità, giustizia sociale ed economica, partecipazione sociale e rispetto della diversità e della pace.


IV.    L'ECONOMIA VERDE E LE FALSE E PERICOLOSE SOLUZIONI

26.    Su scala globale, è inattuabile l'obiettivo dell'Economia Verde che pretende di disaccoppiare (svincolare) la crescita economica dal deterioramento ambientale per continuare con la crescita. I sostenitori dell'Economia Verde promuovono un capitalismo tridimensionale che includa il capitale fisico, il capitale umano ed il capitale naturale (fiumi, paludi, boschi, barriere coralline, diversità biologiche ed altri elementi). Per l'Economia Verde la crisi alimentare, climatica ed energetica condividono una caratteristica comune: la sbagliata distribuzione del capitale, e di conseguenza si ripropongono di trattare la natura come un capitale (Capitale naturale)

27.    L'Economia Verde considera indispensabile dare un prezzo a quei servizi gratuiti che le piante, gli animali e gli ecosistemi apportano all'umanità in lotta per la conservazione della biodiversità, la depurazione delle acque, l'impollinazione, la protezione delle barriere coralline e la regolazione climatica. Per l'Economia Verde è necessario identificare le funzioni specifiche degli ecosistemi e la biodiversità che possano essere soggette ad una valutazione monetaria; valutare il loro stato attuale; definire il limite a partire dal quale smetteranno di fornire servizi; e concretizzare in termini economici il costo della loro conservazione per sviluppare da questo servizio ambientale un mercato di servizi ambientali. Per l'Economia Verde, gli strumenti di mercato, come concessioni commerciabili, sono poderosi strumenti per la gestione dell' “invisibilità economica della natura”.

28.    Uno degli esempi più citati dall'Economia Verde è l'iniziativa REDD (Riduzione di Emissioni per Degrado e Deforestazione) che consisterebbe nell'isolare e misurare la funzione di cattura e immagazzinamento di diossido di carbonio da parte dei boschi per, in seguito, rilasciare certificati di riduzione di emissioni di gas con effetto serra che possano essere mercificati ed acquistati dalle imprese dei paesi sviluppati che non riescono a rispettare i principi di mitigazione. In questo modo i paesi in via di sviluppo finiranno con il finanziare i paesi sviluppati.

29.    E' sbagliato pretendere di scomporre la natura in “servizi ambientali” soggetti a valutazione monetaria e scambio mercantile. Non si deve dare un prezzo alla funzione di immagazzinamento di carbonio che realizzano i boschi né tanto meno promuovere la loro mercificazione come fa l'iniziativa REDD (Riduzione di Emissioni per Degrado e Deforestazione). Il mercato di certificati di carbonio dei boschi solo porterà a che : a) ci sia il mancato rispetto degli obblighi di riduzione di emissioni da parte dei paesi sviluppati, b) la maggioranza delle risorse diventino proprietà di intermediari e di entità finanziarie arrivando in piccolissima parte ai paesi, alle popolazioni indigene e ai boschi, c) si generi una bolla finanziaria speculativa a partire dall'acquisto e dalla rivendita di suddetti certificati, e d) si stabiliscano nuovi diritti di proprietà sulla capacità di cattura di carbonio dei boschi che entreranno in conflitto con il diritto sovrano degli Stati delle popolazioni indigene che abitano i boschi. Promuovere meccanismi di mercato utilizzando la necessità di risorse economiche dei paesi in via di sviluppo costituisce una nuova forma di neocolonialismo.

30.    I postulati promossi dall'Economia Verde sono errati, in un pianeta finito il superamento della povertà è intimamente associato alla distribuzione egualitaria delle risorse. La crescita economica deve cercare di soddisfare le necessità fondamentali della popolazione, ristabilire l'armonia con la natura e superare i padroni del consumo e della produzione non sostenibile.

31.    La soluzione non è dare un prezzo alla natura. La natura non è un capitale. L'economia verde non deve snaturare i principi fondamentali di sviluppo sostenibile. E'sbagliato affermare che si tutela solo ciò che ha un prezzo, un proprietario e che genera un guadagno. I meccanismi di mercato, necessari per lo scambio tra gli esseri umani e le nazioni, si sono rivelati incapaci di contribuire ad una distribuzione egualitaria della ricchezza tra gli esseri umani. Applicare una prospettiva di mercato e di appropriazione privata per risolvere il disequilibrio del sistema Terra, prodotto dal sistema capitalista, è come pretendere di spegnere il fuoco con il gas. La attuale crisi ecologica e climatica non può essere ridotta ad una semplice imperfezione del mercato, questa è una visione riduzionista e ristretta.

32.    Non è tutto oro quel che luccica. Non tutto quello che si definisce verde rispetta la natura. In applicazione del principio di precauzione è necessario analizzare in profondità le differenti alternative “verdi” che si presentano prima di procedere verso la sperimentazione e l' implementazione.

33.    La geo-ingegneria e tutte le forme di manipolazione artificiale del clima devono essere proibite dato che rischiano di disequilibrare ancora di più il clima, la biodiversità e la natura.

34.    E' necessario creare meccanismi pubblici e multilaterali all'interno delle Nazioni Unite che possano valutare in forma indipendente e senza conflitto di interessi, i potenziali impatti ambientali, sulla salute, economici e sociali , prima che queste tecnologie si diffondano. In questo processo è fondamentale la trasparenza e la partecipazione sociale delle potenziali vittime.

35.    Il capitalismo “verde” porterà ad una nuova razzia delle risorse naturali, privando gran parte dell'umanità e della natura degli elementi essenziali per l'esistenza. Il motore di guadagno lontano dal ristabilire l'armonia del sistema provocherà maggiori disequilibri, disuguaglianze, concentrazioni e processi speculativi.


V  QUADRO ISTITUZIONALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

51.    L' architettura istituzionale delle Nazione Unite per lo sviluppo sostenibile deve stabilire una struttura che dia eguale forza ed equilibrio ai suoi tre pilastri: economico, sociale, ambientale. Questa architettura istituzionale deve articolare e coordinare le diverse entità coinvolte con i tre pilastri per ottimizzare risorse ed evitare la sovrapposizione e la duplicazione degli sforzi.

52.    Pilastro Economico. E' necessario definire un'istituzione economica che stabilisca le linee base di organizzazioni economiche e commerciali come la OMC, BM, e FMI per lo sviluppo sostenibile. Senza un'integrazione effettiva di queste entità nel quadro istituzionale, non sarà possibile definire le politiche economiche necessarie per arrivare allo sviluppo sostenibile rispettando le priorità nazionali e l'indipendenza nazionale con una traiettoria di gestione trasparente e socialmente accettata, che si garantisca licitazione pubblica per una gestione efficiente ed economica.

53.    Pilastro sociale. Deve articolare entità come OIT, OMS, UNESCO, ONU-DONNA,e Forum Permanente dei Popoli Indigeni, tra le altre. E' necessario promuovere associazioni pubbliche, associazioni pubblico-pubbliche tra attori statali di diversi paesi, associazioni pubblico-sociali con i diversi settori sociali, e associazioni pubblico-private. Il settore privato non può avere la stessa rappresentanza dei settori sociali dato che il suo obiettivo è la generazione di profitti prima del benessere sociale.

54.    Pilastro ambientale. Il pilastro ambientale deve partire da una migliore coordinazione e implementazione delle diverse Convenzioni, (UNFCCC, UNCCD, CDB), e dall'incorporazione di tutti i temi ambientali, incluso l'acqua.

55.    La coordinazione di questi tre pilastri deve essere a carico di un Consiglio di Sviluppo Sostenibile che sorga sulla base della Commissione di Sviluppo Sostenibile, che funzioni come organo sussidiario dell'Assemblea Generale a livello del Consiglio, che garantisca il ruolo fondamentale degli Stati, articoli con il Consiglio Economico Sociale e abbia un funzionamento regolare, con facoltà di seguire gli obiettivi ed i meccanismi accordati e adattare risoluzioni per la loro implementazione.

56.    I paesi in via di sviluppo devono avere una rappresentanza  maggioritaria nel Consiglio ed il suo agire deve essere democratico, trasparente, fiscalizzale.

57.    I meccanismi di partecipazione della società civile e delle organizzazione non governative devono promuovere in particolare la partecipazione delle organizzazione che rappresentano i lavoratori, i popoli indigeni, i contadini, i piccoli agricoltori familiari, i pescatori, le donne, i giovani ed i consumatori. Il vincolo tra il Consiglio di Sviluppo sostenibile e i diversi attori sociali si creerebbe attraverso un Gruppo Consultivo.

Stato Plurinazionale di Bolivia


Traduzione Rossella Palma

 

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