RIGAS

Diario da Rio+20 - L'ipocrisia della "green economy"

E-mail Stampa

[di Giuseppe De Marzo su l'Unità del 21 giugno] Benvenuti a Rio meno 20. Al vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile vincono la burocrazia e la governance che ha prodotto la crisi. A perderci sono l'umanità e la democrazia, ostaggi degli interessi di banche e multinazionali. il documento scaturito da quello che è ormai un circo itinerante non contiene assolutamente nulla di concreto per affrontare la realtà del disastro ecologico e della crisi sociale ed economica. Una visione economicista pregna un documento vago e privo di qualsiasi ambizione. L'assenza dei capi di Stato dei principali Paesi responsabili della degradazione planetaria e delle politiche finanziarie che hanno collassato l'umanità, rende impossibile pensare di ottenere cambiamenti e impegni concreti nelle due giornate finali del vertice. La green economy che emerge dal testo è indefinita e si affida al mercato, rivendicando libertà d'azione e nessuna regola. Con buona pace di chi ha colpevolmente affidato le proprie speranze alle inesistenti virtù di quello che ad oggi è un palese tentativo di finanziarizzazione della crisi ecologica. Il documento elogia addirittura il ruolo positivo dei grandi organismi finanziari nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile. Come dire che la centrale Enel a carbone di Porto Tolle è green economy e fa bene alla salute.

Molte delegazioni governative affermano che non si poteva fare di più. Ma perché non si poteva fare di più? Chi e cosa impedisce di prendere le decisioni di cui abbiamo bisogno per il nostro futuro? E' questo il grande tema che interroga l'etica e la politica, più che la tecnica e la scienza. Il forum dei popoli oggi ha indetto la grande manifestazione per la Terra. "La speranza è nelle strade e nelle piazze che si riempiono di nuove soggettività impegnate a difendere ed affermare diritti, beni comuni, economie sostenibili, lavoro e democrazia. Le strade e le piazze sono gli unici luoghi rimasti pubblici dove si può fare politica. Dentro i palazzi della burocrazia non c'è più niente che possa aiutarci", il commento del sociologo portoghese Boaventura De Sousa. La sfida è quella di costruire nuovi paradigmi e modelli in grado di farci superare la crisi.


Giuseppe De Marzo

 

dai territori

chi siamo


RIGAS - Rete Italiana per la giustizia sociale ed ambientale
La Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale raccoglie 60 organizzazioni italiane tra comitati, associazioni, sindacati e reti sociali di tutto il paese che lavorano sulla giustizia ambientale e sociale: lavoro, democrazia, diritti, migrazioni, conflitti, mafie, resistenze sociali, solidarietà, etc.
Leggi il manifesto..
Sei in | Home approfondimenti Diario da Rio+20 - L'ipocrisia della "green economy"