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Dopo i referendum, cosa?

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referendum, nucleare, acquaNon è stata un sogno la meravigliosa giornata del 13 giugno, in cui si è conclusa la campagna referendaria contro il nucleare e la privatizzazione dell'acqua con il superamento del quorum e oltre il 95% di .

Attraverso una mobilitazione costante e infaticabile, nata dal basso ma arrivata molto in alto, abbiamo ottenuto una vittoria storica per i movimenti e per il paese. Una vittoria senza precedenti, che riapre uno spazio inatteso ma necessario per ricominciare a scrivere il futuro partendo dai beni comuni, dai diritti di tutti e non dagli interessi di pochi.

La maggioranza degli italiani crede che l'acqua sia un diritto, un bene comune e non una merce. Che sia possibile un futuro con energie rinnovabili, risparmio energetico e senza nucleare, che la legge debba e possa essere uguale per tutti e soprattutto che c'è un modo diverso di intendere e vivere la democrazia. Un modo che le ridìa il senso perduto, la vera partecipazione, che restituisca potere verso il basso invece di concentrarlo verso l'alto.

Ma la vittoria referendaria investe anche, e soprattutto, di nuove responsabilità. Per questa ragione, all'inizio del mese di luglio si sono riuniti sia i movimenti per l'acqua che i gruppi aderenti al comitato Fermiamo il nucleare. Nella prima assemblea si è reiterato l'impegno per arrivare a una reale gestione partecipata dell'acqua, facendo pressione affinché vengano finalmente discusse in parlamento la legge di iniziativa popolare- presentata nel 2007 - per la gestione pubblica dell'acqua (disponibile qui) e la proposta di modifica del Codice Civile avanzata dalla Commissione Rodotà nello stesso anno, con cui si definisce e tutela la categoria dei beni comuni (disponibile qui).

Con l'assemblea del comitato referendario contro il nucleare, si è invece sancita la nascita del Forum italiano per l'energia. Uno spazio orizzontale che, da settembre, lavorerà per l'elaborazione di un piano energetico nazionale, assente da 15 anni in Italia. L'obiettivo - come si legge nel documento finale elaborato dall'assemblea - è di costruire una nuova economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni di CO2 che faccia capo a un modello di produzione distribuita dell’energia, partendo dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera e propria rivoluzione energetica, alla ricerca di un diverso paradigma di gestione delle risorse, capace di superare la dicotomia pubblico-privato.

La partita è dunque aperta, e va giocata in campo nazionale e internazionale. RIGAS organizza e promuove ogni iniziativa favorevole alla costruzione di un sistema economico e politico partecipato che abbia come cardini il rispetto e la pratica dei diritti della natura e dell'uomo.

 
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