RIGAS

acqua e beni comuni

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L’acqua è, come l’aria, un elemento indispensabile per la sopravvivenza di ogni essere vivente. L’acqua è un bene comune cui tutti i cittadini e tutte le cittadine del mondo, indistintamente, ricchi e poveri, nel sud e nel nord mondo, devono avere accesso quotidianamente. L’acqua è, e deve essere riconosciuta, un bene inalienabile e un diritto inviolabile dell’umanità.

Ma di acqua si parla sempre più spesso come di una merce, di un bene utilizzabile sul mercato e nell’industria, che si può estrarre e commerciare liberamente. L’"oro blu" del XXI secolo, cui le multinazionali guardano per trarre grandi profitti.

I dati relativi alla crisi idrica planetaria sono noti: 1,3 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso regolare all’acqua potabile; più di 2,6 miliardi di persone non dispongono di servizi igienico-sanitari adeguati; 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie causate dall’acqua inquinata; oltre 50 fronti di guerra nel mondo sono legati a conflitti per il controllo dei bacini idrici. E’ altrettanto noto, lo dimostrano centinaia di esperienze in tutto il mondo, che le privatizzazioni dell’acqua non fanno che aggravare la crisi, determinando un aumento dei costi, un abbassamento di livello nella gestione della risorsa e la perdita del controllo, da parte dei cittadini, del bene comune numero uno.

Non possiamo permettere che l’accesso all’acqua venga garantito solo da chi può permettersi di pagarla e non possiamo permettere che la sua gestione sia affidata nelle mani di chi ha a cuore, in primis, il proprio profitto.

La battaglia per l’acqua ci riguarda tutti. E’ una battaglia simbolo, emblema della crisi della democrazia rappresentativa e delle storture del modello economico in cui viviamo.

 

Dal controllo sulle acque minerali alla battaglia per la gestione degli acquedotti, dalla costruzione di dighe alla privatizzazione dei bacini idrici, quella per l'acqua è una guerra discreta, che non si combatte con gli eserciti, che non si alimenta del fragore delle bombe, ma si decide nelle stanze silenziose di pochi grattacieli. Quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale), del WTO, della Banca Mondiale e delle multinazionali. Nel marzo 2000 a l’Aja, il 2° Forum mondiale dell’acqua dichiarò l’acqua un bisogno umano, regolato dalle leggi della domanda e dell'offerta, in sintesi dal mercato, non più un diritto umano, e in quanto tale svincolato dalle leggi del mercato. E oggi tante crisi, nazionali e internazionali, nascono per il controllo dell' acqua disponibile.

Intanto nel nostro Paese nel novembre 2009 il via libera definitivo della Camera al decreto legge Ronchi sugli obblighi comunitari che disciplina la gestione del servizio idrico all'articolo 15, contrariamente a quanto avviene nel resto d’Europa (Parigi ha deciso di rinazionalizzare il servizio dopo i disastri fatti dai privati), ha messo nell'angolo la gestione pubblica e ampliato definitivamente gli spazi per quella privata dopo un quindicennio di malcelati disegni privatizzatori.

Fu sotto il governo Giolitti (1903) che venne approvata la legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti. Novantuno anni dopo, la legge del 5 gennaio 1994 n. 36 ha sancito il principio del full recovery cost. Principio in base al quale tutto il costo della gestione del servizio idrico deve essere caricato sulla bolletta e non è più, quindi, la fiscalità generale a farsene carico. In particolare con la legge Galli viene stabilito che ognuno paga in bolletta il 7% di quanto il gestore ha investito.

Inoltre, per sanare l’eccessiva frammentazione della gestione, la Legge 36 ha introdotto il concetto di ciclo integrato dell'acqua e quindi la necessità di un unico gestore per l'intero ciclo. A questo fine ha individuato gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) in corrispondenza (almeno in linea teorica) dei bacini idrografici. Nel 2000 è arrivato il TUEL, il Testo Unico Enti locali che ha previsto tre modalità di affidamento per la gestione del servizio idrico: alle Spa private scelte con gara; alle Spa miste pubblico-private e infine alle Spa pubbliche tramite affidamento diretto. Di fatto però in molti casi le gare non si sono svolte e in ogni caso nel TUEL è rimasta, seppure in parte residuale, la possibilità di gestire l'acqua attraverso enti di diritto pubblico.

Sei anni dopo è intervenuto il decreto legislativo 152 del 2006 che ha ribadito le tre modalità di gestione fissate dal TUEL. Nel 2008 la Legge 133 ha introdotto altre novità prevedendo che "le modalità ordinarie sono quelle dell'affidamento ai privati tramite gara e che, solo in via derogatoria, l'affidamento può essere fatto senza gara e verso società a totale capitale pubblico, le cosiddette in house, in linea con i tre criteri UE”.

A questo punto il governo ha deciso di introdurre le misure contenute nell'articolo 15 dell'attuale decreto sugli obblighi comunitari che ha spalancato le porte della gestione acqua, in definitiva,  ai grandi colossi internazionali come Edf, GdfSuez, Veolia. Ma da quando le aziende municipalizzate sono state trasformate in società per azioni e i privati hanno avuto libero accesso al bene comune acqua, gli investimenti sono crollati a un terzo (da 2 miliardi a 700 milioni di euro l’anno), l’occupazione è caduta verticalmente (- 30 per cento), le tariffe sono salite vertiginosamente (+ 62 per cento nell’ultimo decennio) e gli sprechi continuano (+ 20 per cento).

Per questo centinaia di comitati popolari sorti in questi anni in tutta Italia per contrastare la privatizzazione dell’acqua  hanno deciso di mettere in comune le proprie esperienze e i propri saperi costituendo il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete che da sola oggi raccoglie oltre settanta associazioni e reti nazionali e quasi settecento comitati territoriali. Insieme hanno scritto una legge d’iniziativa popolare e l’hanno consegnata nel luglio 2007 al Parlamento, corredata di oltre 400 mila firme di cittadini. Insieme quest’anno in due mesi hanno raccolto un milione e quattrocentomila  firme per tre quesiti referendari, che proveranno a eliminare nell’appuntamento referendario del 2011  le normative che in questi anni hanno prodotto la progressiva privatizzazione dell’acqua, con l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di pubblico che metta al centro l’interesse collettivo e non il profitto di pochi.

Rigas sostiene e porta avanti le battaglie per la difesa dell’acqua, trade union delle le vertenze dei movimenti in tutto il mondo, bene comune che ci unisce a livello planetario e strumento per esercitare la democrazia in forma orizzontale nei territori del sud e del nord del mondo.


Per approfondire:

Referendum Acqua Pubblica 2011

Contratto Mondiale Acqua

Comitato Cittadino per la Tutela delle Risorse Idriche e Ambientali del Territorio di Mazara del Vallo

Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell'acqua

A Sud

Attac Italia

 

 
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