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diritto all'abitare

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Cambiare il sistema (non il clima) e cambiare le città - L’intreccio fra le trasformazioni urbane ed interessi economici ha caratterizzato lo sviluppo delle metropoli  europee, provocando l’erosione del diritto all’abitare. L’emergenza abitativa è il frutto della mancanza di politiche pubbliche adeguate e dell’aggressione dei grandi gruppi immobiliari e finanziari.
Le città europee sono colpite da speculazioni immobiliari che favoriscono la rendita, impedendo una vita degna dei cittadini. Lo sprawl urbano è un fenomeno comune a tutte le metropoli che si espandono all’infinito per favorire la rendita immobiliare, mentre i cittadini vengono cacciati dai centri urbani a causa del caro affitti e dell’aumento dei valori immobiliari.
Solo in Italia nei prossimi 5 anni sono previsti 150 mila sfratti, vale a dire espulsioni dai centri storici della città, per andare in periferia.  Un fenomeno che comporta la polarizzazione delle metropoli che si dividono da tra un elitè, che ha agilità urbana e una massa di precari a cui è escluso l’accesso alla casa e alla città.
Per diritto all’abitare intendiamo non solo il diritto alla casa nudo e crudo ma anche il  diritto ad altri tipi di “spazio”: spazi di socialità , spazi di benessere (quelli diciamo “verdi” e ricreativi), spazi di partecipazione. Tutto ciò che contribuisce alla qualità della vita di una persona.
La speculazione immobiliare ha ridotto l’accesso alla casa delle fasce più deboli, l’industria dell’arte, dello spettacolo  e del divertimento ha reso la cultura e la formazione un privilegio per pochi, la cementificazione selvaggia e la privatizzazione minacciano le aree verdi e i beni comuni, la politica è sempre più uno strumento che si allontana dagli abitanti della “polis”.
Inoltre, sul bisogno abitativo si è costruita un’immensa speculazione finanziaria, basata sui mutui subprime e titoli tossici, che ha innestato la più  grande crisi economica dal ’29. A questa crisi, i governi europei hanno risposto salvando le banche, cioè i responsabili della crisi, anziché rafforzare politiche pubbliche che garantissero i diritti sociali, primo fra tutti quello alla casa e all’abitare. Ma c’è qualcuno che si oppone.
Esistono analisi, riflessioni, critiche,  denunce, conflitti  da parte dei Movimenti che lottano
per il diritto all’abitare e per un’altra idea dello sviluppo urbano, fondato sui diritti e i bisogni delle persone, e sul rifiuto della speculazione e della rendita. Immaginiamo Città dove le decisioni non siano calate dall’alto, una città dove  i cittadini non sono solo utenti  bensì i protagonisti delle questioni che li riguardano all’interno di percorsi pubblici condivisi.
La critica a un modello di sviluppo e di relazioni sociali ingiusto, oltre ad intervenire sulle necessità   contingenti, crea quindi  anche la possibilità di sperimentare nuove modalità di relazioni e di istituzioni sociali: gli strumenti di una nuova democrazia, quella dal basso.
Cambiare il sistema ( e non il clima) vuol dire anche riflettere sulla città come bene comune, spazio di vivibilità e democrazia, contro una visione di città come di un mercato da aggredire, e una base per la rendita.
Per approfondire:

 
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